Cosa farò "da grande"

Per darvi la buona notte vi voglio presentare La curandera Margarita.
Arriva a me dopo ore di riflessione nate da una domanda semplice ma efficace che mi ha fatto una persona che ho appena conosciuto ma che quando parla mi aiuta sempre a vedere qualcosa che mi sta sfuggendo (e spesso lo fa senza rendersene conto). Mi ha solo chiesto: ma tu che vorresti fare? E da lì è nato un breve scambio, subito interrotto da uno dei nostri figli che ci richiamava (in due facciamo una squadretta di sei elementi!!!?!).
E a forza di ripensare a quelle due cose che ci siamo dette ho capito che i realtà mi piacerebbe molto fare l'ostetrica (come le ho detto), ma la cosa che voglio di più è far nascere le mamme.

Perché avere il pancione e partorire significa fare figli, ma riuscire a nascere come madre è una faccenda più lunga e complicata. E non sempre coincide col parto. A volte può accadere prima, a volte dopo. A volte non accade mai. E allora abbiamo perso una meravigliosa opportunità. Perché diventare mamma non è "solo" permettere al proprio corpo di espandersi per far crescere una nuova vita e continuare a dilatarsi per darla alla luce. No.
Nascere come madre significa lasciare che il cuore trabocchi fino a fare male. Che l'anima si espanda fino all'infinito.
Significa saper ricoprire il terrore di lucidità, prendersi la responsabilità di scegliere, decidere sempre dopo mille ricerche e notti insonni.
Nascere come madre significa giornate piene di domande a cui solo la vita potrà rispondere.
Nascere come madre vuol dire che tutto questo accade con un sorriso permanente dentro al petto. Perché "Decidere di avere un figlio è una scelta radicale. E' decidere di avere per sempre il proprio cuore che cammina per il mondo, fuori dal proprio corpo". (E. Stone)

Etichette: , , ,