Amarezza

Volevo tornare a scrivere con un bel post pieno delle foto dei regali di Natale fatti con le mie mani , quelli che hanno riempito le mie serate impedendomi di scrivere (coi ferri da maglia in mano era TROPPO difficile anche per me!). Ma lo rimando da tanto, troppa allegria che adesso non mi rispecchia. Non riesco a scrivere perché le mie riflessioni in questo periodo sono amare, tanto che non mi sembra possibile che siano le mie. Ma non posso cambiarle, purtroppo. Non posso non chiedermi che Paese è questo,

che riduce uomini e donne a non essere più consapevoli dei propri bisogni essenziali,
che  invece di aiutare economicamente le mamme che restano a casa coi figli  piccoli dà incentivi economici a chi torna a lavorare a tempo pieno prima che il figlio compia un anno,
che riduce la sanità pubblica a un colabrodo che costringe chi ci lavora a orari e ritmi incontrollati e i malati a doversi raccomandare l'anima al diavolo.
Perché se finisci al pronto soccorso e stai male al punto che devi essere ricoverato, prima di trovare un posto letto è molto probabile che sosterai per un numero di giorni variabile in un comodo stanzone di smistamento insieme a tanti altri disgraziati come te, in attesa di un letto e di una diagnosi precisa, mentre la tua famiglia fa la spola per capire che diavolo ti stia capitando al di là del portone da cui ti ha visto passare.Ma va bè, magari è solo sfortuna e non in tutta l'Italia è così. Ma certe cose mi colpiscono al cuore. Come la telefonata di una mamma a cui hanno ricoverato il piccolo nato da dieci giorni per un'infezione. Lo hanno letteralmente sequestrato, non lo ha potuto né vedere né toccare per sei ore. E non perché fosse grave, ma per questioni di "protocollo". Lei era straziata. Il piccolo non oso immaginarlo. Ma che ca... di Paese è?!?! Che se lavori onestamente dai la metà dei soldi allo Stato e se fai il furbetto e camuffi il tuo lavoro o semplicemente evadi il Fisco te la cavi bene e magari metti pure due spicci da parte? E' un Paese che spinge all'illegalità, alle scorciatoie, al vendersi l'anima. NON CI STO. Un paese è fatto dalle persone che lo abitano e io MI RIFIUTO di finire in questi meccanismi perversi. Non mi rassegnerò mai. Non permetterò che mi sembri "normale" che le madri vengano allontanate dai figli, che i soldi siano indicativi del valore di una persona, che le cose si fanno perché questa è la prassi. La prassi me la sbatto. Ogni persona ha le sue esigenze. E noi abbiamo il diritto, il dovere, di dissentire. Di farci valere. Di protestare. Sono andata a prendere un bambino in una scuola elementare pubblica. Sono rimasta allibita. Bambini stipati nell'atrio, tenuti in fila da maestre estremamente provate e, dunque, con una soglia di tolleranza decisamente più bassa del dovuto. Sembravano pulcini in un pollaio. Genitori sgomitanti, automobili in doppia fila, sorrisi tesi sui volti di tutti. Ma che vita è? Ma come si fa?!?! Come si fa a non domandarsi il perché delle cose, ad andare avanti su strade prestabilite, a NON scegliere, lasciando che sia la prassi, il protocollo, a scegliere per noi? Ho scoperto un blog ultimamente e l'altro giorno pubblicava questo post. Beh, mi sento proprio così. E voi che fate? Vi unite al coro dei no? Io per ora continuo a fare le mie scelte senza remore e a sognare di vivere in un posto migliore. A parlare a tutti, a dare esempio coi miei  gesti, a seminare piccoli germogli di consapevolezza e di amore. Forse l'unico luogo in cui mi sentirei davvero a casa è il Pianeta verde, ma continuo a cercare qualcosa di meno peggio, una terra fertile di animi accesi dove portare i miei figli a fiorire. Per ora sono qui. Ma ci sto a modo mio.




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