Nascite a casa Mai: Pepe Lucho

Pepe Lucho è nato il 27 novembre 2011. La DPP era il 20. Dal 21 ho iniziato i monitoraggi. Ogni mattina andavo nella sala monitoraggi e lui iniziava a fare le capriole. Il saluto delle ostetriche era sempre “Vedrai che nasce prima di domattina”. E la mattina dopo ridevamo, “Ancora qui?!?!”. Abbiamo fatto il giro di tutti i mercati di Ostia e Acilia quella settimana, lunghe camminate che dovevano invogliare il piccolo ippopotamo ad uscire. Ma lui stava come un pascià. Io ormai rotolavo gioiosamente.

Il venerdì ultimo monitoraggio. La notte del sabato era l’ultima in cui avrei potuto usufruire della casa del parto. Poi, essendo oltre il termine, non mi avrebbero più permesso di partorire lì. Questo diceva il protocollo. La mattina del sabato tutta l’allegra brigata è andata al mare. Non ricordo perché ma siamo arrivati fino a Torvajanica. Di sicuro rincorrevamo qualche mercatino. Abbiamo camminato così tanto che alla fine ho fatto fatica a tornare alla macchina. Alma e Wilma erano felicissime di essere state al mare. C’era un sole bellissimo. Il pomeriggio è trascorso sereno, ma all’ora di cena, quando le streghette dormivano già, io non sono riuscita a sedermi a tavola. La posizione seduta mi dava un dolore atroce al bacino. Così ho cenato semi-sdraiata sul divano, come i romani sulla lettiga. Ormai ero così abituata al mio stato di panciume che non pensavo fossero segnali di imminente nascita, mi rimproveravo solo di essermi stancata troppo. Lo stato generale di indolenzimento ha continuato a lungo, tanto che sono andata a letto ma mi sono ri-alzata perché non riuscivo a dormire. Allora ho iniziato a pensare che fosse lui a bussare. Con una calma che a ripensarci mi sembra comica, ho preparato una bustina con i miei cd, il miele, la frutta, robette varie da sgranocchiare e ho svuotato la lavastoviglie, mettendo tutto a posto. Ormai erano doloretti  ritmici. Ho scritto un po’ sul diario di Pepe:”00.45 TRA POCHE ORE CI GUARDEREMO NEGLI OCCHI. ORMAI NE SONO CERTA. Ci hai fatto aspettare una settimana in più del previsto, ma stanotte,tra il russare di tutta a famiglia, sono sicura che stai per uscire. Ho dolori vari, la pancia è scesa all’improvviso e nonostante il sonno non riesco a dormire. Lo sento che sta arrivando il momento e sono spaventata e felice. Anzi, spaventata è una parola grossa, ho tanti pensieri, ma paura a dire la verità NON NE HO. Penso a quanto manca, al fatto che le tue sorelle probabilmente si sveglieranno senza di noi, a come sarà, se sarà ancora notte o quasi mattina, se sarà una cosa lunga o uscirai velocemente,fugacemente penso al dolore, a chissà quanto sarà intenso, o breve o lungo … ma soprattutto penso a te che ti stai rannicchiando sempre più in fondo alla pancia e starai pensando” ma che sta succedendo?” Vedrai amore mio che insieme faremo un ottimo lavoro J non vedo l’ora di stringerti e baciarti piccolo esserino meraviglioso. Ormai ci siamo. Vieni da me!!!”

Finito di scrivere sono tornata a letto pensando “Ok se continuano sveglio Paolo”. Credevo di aver dormito profondamente quando una fitta mi ha svegliato. Ho guardato l’orologio: erano passati appena 5 minuti. “Ok lo sveglio”. Ma si sveglia Wilma. La coccolo, si riaddormenta e io mi avvicino a Paolo…si sveglia Alma. Sto un po’ con lei, si riaddormenta e finalmente chiamo Paolo. Lui sgrana gli occhi e in un nanosecondo è sveglio e lucido. “Mi sbrigo? Come stai? Abbiamo tempo?” E io, nel favoloso mondo dell’imminente fusione con l’universo:”Ma fai con calma, ti ricordi quanto è lunga la faccenda? Non ci scapicolliamo, sto bene. Intanto avviso le ostetriche” A ripensarci adesso non ci posso credere. UNA PAZZA. L’ostetrica si allarma:”Come due ore che hai le contrazioni? Hai avuto perdite?” “No” “Hai rotto le acque” “No” “Ok allerto il blocco parto, vai lì e fatti visitare, arrivo e andiamo alla casetta. Faccio prima possibile” Paolo scende e io vado a svegliare mia madre che in quei giorni dormiva da me, proprio nell'eventualità che accadesse quello che stava accadendo. Ormai erano passate le tre. Lei scende, Paolo esce in balcone a fumare mentre io preparo le ultime cose. Mi scappa la pipì, vado verso il bagno e mi si rompono le acque. Arrivo sul water e parte la prima contrazione che mi strappa un urlo “Paolo corriiiii, mi si sono rotte le acque, andiamo sbrigati!” Mentre uscivamo altra contrazione e su tutta la Colombo che separava casa nostra (allora in Via di Acilia) dall’ospedale Grassi una dietro l’altra. Ovviamente tutti rossi. Ovviamente non ci siamo fermati mai, Paolo cautamente rallentava. Ma alle quattro del mattino sulla strada c’eravamo solo noi tre. Per fortuna! Tra una contrazione e l’altra io gli ho anche detto di non passare col rosso, tanto l’ospedale era vicino! Arrivati davanti al blocco parto Paolo si è fermato lasciando la macchina non propriamente parcheggiata e siamo entrati. Ho suonato e ho detto chi ero. Ma prima che aprissero ero nel bagno della sala d’attesa. L’ostetrica di turno si è trovata davanti Paolo. Siamo entrati e mi ha visitato. Guardava lo schermo dell’ecografo e non parlava. Io per un attimo mi spavento. “E’ tutto ok? Sta bene?” “Si tutto perfetto, sei già a cinque centimetri , se è il secondo figlio è meglio che sollecito le colleghe” “Veramente è il terzo” “Il terzo?!? Le vado a chiamare subito” E ci lascia soli. Arriva la contrazione più brutta della mia vita. Quel caXXo di lettino è durissimo e mi sembra di morire. Appena finisce mi alzo e inizio a sognare la vasca di Acqualuce, piena di acqua calda. Una volta in piedi va subito meglio e appoggio il busto ad uno sgabello. Ormai sono in un’altra dimensione. Sento la voce dell’ostetrica che mi dice che dobbiamo cambiare stanza perché lì fanno le visite del pronto soccorso, ma il mio corpo ha altro da fare. Arriva Maria, un’altra ostetrica. Ci siamo conosciute alla casa del parto e quella notte era di turno in ospedale. Mi prende sottobraccio e mi dice “Vieni con me Giò, ti accompagno io. Lo so che volevi partorire alla casetta, ma se senti premere dimmelo, non ti trattenere” E io, che ascoltandola ero tornata dal mio mondo al Grassi,“ Non ci penso proprio Marì, ma degli altri due parti quando stavano per uscire mica parlavo tra una contrazione e l’altra … secondo me un altro po’ di tempo ce l’abbiamo”. E mi accompagna nella sala monitoraggi. “Potete aspettare qui, ci sono delle poltroncine, mettiti comoda”. “Si, la conosco questa stanza, ci sono venuta tutte le mattine questa settimana, mi appoggio qui” E salgo con le ginocchia sulla prima poltroncina che incontro, poggiando le braccia sullo schienale. Istintivamente mi ero messa in posizione accovacciata. Ormai il mio corpo seguiva le sue esigenze senza il mio consenso. Non mi ero ancora appoggiata del tutto che una spinta poderosa mi distese le gambe riportandomi in piedi” Toglietemi i pantaloni che sta uscendoooo””Stai tranquilla Giò, non sta uscendo” “Paolo ti dico che sento la testaaa!!!!” In un lampo mi tirano giù i pantaloni e cado in ginocchio, con la mano destra sulla testa di Pepe, completamente incoronata. Maria si è inginocchiata accanto a me e con una voce d’angelo che non dimenticherò mai mi ha detto”Se poggi le braccia in avanti, lo aiuti ad uscire”. Ho spostato il braccio sinistro in avanti, ero a carponi ma con la mano destra accarezzavo la testa di Pepe, per essere certa che uscendo non scivolasse a terra. Maria ha appoggiato la sua mano sulla mia e questo per me significava che lui era al sicuro. Ho appoggiato anche la mano destra davanti a me e ho sentito la mia voce unirsi a quella di Pepe, in un grido di gioia e di liberazione. Lo vedevo tra le mie gambe e gli accarezzavo la testa, lui piangeva forteforte” Stai tranquillo amore mio, mamma e papà sono qui, è tutto a posto”  Appena Maria me lo ha passato, l’ho abbracciato e mi sono alzata come se niente fosse.  Mi sono seduta sulla sedia e lui ha iniziato a poppare. Paolo ci ha abbracciato e ci siamo baciati ridendo e piangendo. Un figlio appena nato che si attacca al seno per la prima volta è il miracolo più bello a cui si possa assistere, la prova tangibile dell’impalpabile immensità dell’amore.

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